Home

Donazioni

Fai una donazione con il tuo telefono Cellulare!

Leggi questo Codice QR ed usalo per effettuare donazioni dal tuo cellulare con PayPal Mobile!

Fotografa questo tag per diffondere questa informazione con i tuoi amici!

Grandi Progetti

Cittadella Aretina della Sicurezza Stradale

Accesso riservato

Newsletter

Collegamenti

FLAMINIA FORNERIS
BLOG DIABELLO: Sud America
2009.07.06 02:09:55


Tags:

Hits: 351 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
PROGETTO DIABELLO: Singapore, Giappone e Hawaii
2009.06.10 02:16:31
12 Maggio, volo Singapore-Tokyo riflessioni su Singapore...“Jurrasic Park esiste davvero”

 

 

Sono sul volo per Tokyo, dopo aver passato un fintissimo weekend a Singapore: una svizzera orientale, una terra fatta di centri commerciali, grandi palazzi, strade pulitissime e 4 isolette artificiali tutte della stessa dimensione, con diverse attrazioni molto artificiali anche loro e un’atmosfera quasi idilliaca come quella di Jurassic Park senza dinosauri.

 

Singapore non è Asia. Fa impressione. Il taxi che mi ha portato dall’aereoporto fino in città (dove mi aspettava una mia amica italiana che vive qui da qualche mese) mi ha subito introdotto ai pregi del suo mini stato, di cui andava palesemente fiero: Mr chowant dice che è la terra più sicura dell’ Asia e poi tutto funziona e tutto è ordinato. Dopodichè mi ha detto che c’erano tante attività da fare, tra cui andare sulla ruota panoramica più alta del mondo, andare a fare shopping nei svariati centri commerciali, andare a Sentosa island a salire su con la seggiovia per poi scendere ocn dei slittini in un grosso scivolone e poi qualche museo interessante da vedere. Ma la sua martellante insistenza sui centri commerciali e sulla sicurezza della città era il tema ricorrente, sui cui continuava ha continuato a martellarmi per tutto il viaggio.

 

E’ si’ Singapore è molto sicura, ma anche molto finta. Pensate che non vendono le gomme da masticare affinchè non ci siano i mozziconi buttati per terra. Quindi quando si arriva in malesya ( il paese confinante, a soli 40 minuti di macchina dalla città principale di Singapore) la prima cosa che viene venduta in quantità industriale sono le gomme da masticare, però al ritorno, al rientro a Singapore vengono tutte sequestrate!

 

Se ti beccano buttare un mozzicone di sigaretta per terra, la multa è salatissima, e se invece per caso dovessi fumare all’aperto in un luogo pubblico dove c’è divieto di fumare...la multa è ancora più salata.

 

Sentosa, è l’isoletta più vicina alla città e ci si arriva dalla terra ferma con un piccolo trenino in 2 minuti, partendo dal centro commerciale vivo city (il treno parte da dentro il centro commerciale). Allo sbarco dal treno ci sono tanti piccoli singaporensi che ti salutano e ti danno il benvenuto a Sentosa Island, l’isola felice! Da li poi inizia lo scenario Jurassic Park: tantissimo verde naturale, ma scale mobili che salgono in mezzo all’isole per condurti verso i diversi siti di divertimento e relax. E’ stato riprodotto un parco esattamente nello stile di park Guel, quello di Barcellona, però è tutto contornato di palme e di luci colorate che si intrecciano con i giochi d’acqua delle fontane.

 

C’è un cafe del Mar, come quello di formentera, dove c’è musica tutto il giorno e servono cocktail sulla spiaggia (fatta di sabbia bianca finta) mentre la gente si rilassa sui lettini (oni) bianchi in stile europeo. Poi ci sono un paio di resort, uno zoo, un parco dei delfini, e ancora un paio di ristoranti inaccessibilmente cari lugno la spiaggia.

 

A mia grande sorpresa però c’è anche una spiaggiaq libera, fatta di sabbia finta anche quella, ma non male a fatto. Questa spiaggia però è la meta di tutti i sposi novelli che vengono in vestiti di colori moltro fantasiosi (dal tradizionale bianco al nero e rosso) a posare qui per i loro album fotografici sullo sfondo di un tramonto con le palme e la spiaggia rosa, ed in lontananza le navi del porto commerciale, punto nefralgico del commercio con l’Asia.

 

Questo scenario costruito di Singapore mi ha fatto un po’ impressione dopo il mio impatto con l’Asia precedente in Cambogia, Vietnam e Thailandia, ma la cosa ancor apiù impressionante è l’atteggiamento completamente europeo dei suoi abitanti. I giovani bevono (cosa che in Asia non è cosi comune) e ballano come gli occidentali, si vestono anche nella stessa maniera e si trova mangiare occidentale ovunque. E’ vero che ci sono molti misti di etnie, per esempio coppie asiatico/europee o indocinesi o australosingaporiani e poi ci sono tanti expat che abitano qui...ma questo si vede anche in Thailandia, dove invece l’identità asiatica è molto forte. Qui gli atteggimenti, e soprattutto quelli dei giovani sono estremamente occidentalizzati, nonostante ci si trova nel centro del sud est asiatico.

 

La posizione di Singapore è molto strategica, infatti la maggior parte degli expat (stranieri) che vive qui viaggia tantissimo, perhce con voli di 2 ora si posssono raggiungere destinazioni da favola tipo Bali, phuket, kho samui e mille altre isole thailandesi, indonesiane, malesi...

 

 

   “Diabete e sugarfree world a Singapore”  

 

Per chi non lo dovesse sapere esiste per i diabetici un intero mondo di dolciumi sugar free (senza zucchero). Questi sono dolcificati con il fruttosio, zucchero della frutta, o con dolcificanti artificiali (per esempio l’aspartame, acesulfame...tipo quello che si trova nel dietor).  Questi dolci non sono molto salutari, perchè se dolcificati con il fruttosio alzano comunque la glicemia, dunque bisogna limiarli, mentre se dolcificati con il simil dietor non fanno motlo bene allo stomaco, essendo il dietor un agente chinmico. Tuttavia in piccole dosi possono soddisfare le voglie di dolci di diabetii mantenendo un buon controllo glicemico, e per questo il mondo sugar free, se utilizzato con parsimonia è un’ottima volta per i diabetici!

 

Io ho un particolare debole per la cioccolata, che rovo regolarmente senza zucchero nella maggior parte dei paesi del mondo occidentale, chiaramente in Cambogia, Vietnam e Thailandia non ho trovato nulla. Ma arrivando a Singapore ho avuto un miraggio: vendevano il gelato senza zucchero!!!WOW!!!Ero felicissima!

 

Chiaramente questo aspetto testimonia ancor di più l’occidentalizzazione e lo sviluppo del paese in questione.

 

Per quanto riguarda i diabetici, la qualità del servizio medico offerto è altissima, gli ospedali sembrano alberghi a cinque stelle, ma sono altrettanto costosi. Non ho avuto modo di parlare con il responsabile del centro diabetologico, perchè quando ho chiesto un intervista, si sono spaventati, e mi hanno detto che non avevano tempo...che le informazioni da dare erano già sul sito...

 

Questo attegiamento è tipico del paese: si fa finta che tutto è libero, funziona ed è perfetto, ma in realtà c’è un controllo apporfondito di tutto, una pianificazione e un filtro di tutti mass media. Cosi si riesce a mantenere il rigore, che a primo acchitto sembra quasi cristallino.

 

 

 

   Tokyo 12 Maggio 2009 “I giapponesi non ammettono errori”  

 

Ho volato con Japan airlines e per errore non era stato registrato il mio pasto Diabetico (credo per colpa dell’agenzia di Roma). Questo ha creato un totale imbarazzo da parte della capa hostess, la quale non ha smesso di scusarsi dall’inizio fino alla fine del volo. E’ venuta  5 volte per chiedere maggiori informazioni riguardo a chi aveva prenotato il volo, come fosse possibile ed a scusarsi infinitamente da parte sua e della JAL (japanese airlines). Poi mi ha viziato con scelta opzionale dei pasti che aveva a disposizione e in fine mi ha scritto una cartolina di scuse, dove mi dava anceh dei consigli per la mia permanenza in Giappone!!! 

Che forte...non avevo mai visto tante scuse per un minimo errore...ero quasi lusingata di tutte le sue attenzioni, e ne ho approfittato per farmi viziare per benino!!!

 

Ora sono all’aereoporto in attesa che arrivi la mia mamma, che mi accompagnerà per questo tratto di viaggio!!!

Vado a cercarla!

 

Prima impressione del giappone: macchine stranissime le tipiche piccole, razionali e aseticche giapponesi e una bella temperatura fresca...finalmente!!!

 

 

 

    Honolulu 23 Maggio 2009 “Giappone versus USA un abisso (e shock) culturale”   

 

Arrivare negli Stati Uniti d’America dopo 20 giorni passati in Giappone è stato uno vero e proprio shock di contrasto culturale.

Il silenzio Orientale contro il rumore dell’Occidente, la riservatezza e discrezione versus invadenza ed (a volte) sfacciatagine, la “vaghezza” versus la “direttezza” (si dice?), le dimensioni minute di persone, porzioni di cibo giapponesi versus le taglie XXXXXL di vestiti, persone, bibite e cibi americane; la praticità americana verso la tipica “complicanza” burocrazia asiatica. Arrivando in America tutti questi aspetti sono stati estremamente evidenti per me e mi hanno sorpreso, spiazzato, come mai prima in una visita negli USA, quando sono sbarcata a Honolulu.

 

 Appena arrivata all’aereoporto il poliziotto dell’immigration mi ha messo uno stampo sul passaporto con il simbolo della tartaruga e mi ha benvenuto con il loro tipico “Haloa!”...altro che i cattivissimi poliziotti dell’East coast!!!

 

Poi comincia l’invadenza: sono saltata su un autobus per arrivare in città e il driver dell’autobus mi ha domandato quanto pagassi il mio albergo per poi chiedermi di dargli almeno una mancia, quando arrivati a destinazione . L’albergo contornato da Burger King, Starbucks e Subway, il ragazzo all’ingresso mi accoglie con una grossa collana fiorita dicendomi che aveva chiamato un certo Martino per me, aggiungendo poi una fine la direttissima domanda “ ma chi è Martino?”...io a quel punto, ancora un po’ scossa dal viaggio, inacidità da quella sfacciata accoglienza stavo per rispondere male, ma mi sono trattenuta appena, dando una risposta in tono acido.

 

Ancora...non contento, e non avendo percepito il tasso di acidità della mia risposta, il tipo mi dice: “sembri molto stanca, della serie non stai molto bene... (grazie, gentile...), da dove arrivi?”. Gli ho raccontato che arrivavo da Tokyo e da li....purtroppo non sono riuscita più a togliermelo di torno e spengerlo, perchè lui andava a Tokyo la settimana dopo, e voleva assolutamente parlarmene e avere consigli. Io stavo morendo di sonno...ho fatto la vaga e dopo 10 minuti sono riuscita a fatica a chidergli la mia porta in faccia, scaricandolo con il mio indirizzo email falso. (hihihi)

 

Taglie extra large e cibo ovunque. Arrivata nella mia stanzetta ho trovato un microonde ed un enorme frigo, oltre ad un grande e comodissimo letto, nonostante avessi chiesto la stanza Standard. Ho avuto dunque conferma di essere tornata in un paese Occidentale, non solo Occidentale, Americano extra size, dove il letto singolo è king size, c’è frigo e micro-onde nella stanza per soddisfare le voglie cibarie di ogni tipo...

 

America che praticità Poi c’erano consigli su tour, visite, e le telefonate per prenotarli erano tutte gratis...è si, gli Stati Uniti sono uno di quei dove il servizio per il cliente e la praticità esistono per davvero: orari di apertura estesi, cambi nei negozi facili e sempre fattibili (senza scontrino!!!!), guide ai negozi, servizio clienti 24 ore su 24 ecc... risolvere piccole praticità in America diventa un giochetto...da noi invece si perde spesso un mare di tempo, e alle volte neanche si risolve il problema. In Italia il servizio clienti della maggior parte delle compagnie telefoniche, per esempio, apre alle 9 e chiude alle 1, poi riapre alle 16 e alle 18 chiude, le linee sono sempre occupate e quando suona libero non becchi mai la persona giusta...ti mettono in attesa per passarti il repsonsabile di..., che poi ti rimette in attesa per passarti il responsabile di ... Insomma alla fine attacchi arrabbiato e vai a cercare un negozio dove poter strillare in faccia a qualcuno!

 

Gli Stati Uniti sono molto diversi dal Giappone, però una somiglianza la si può torvare nella fierezza che entrambe le nazioni hanno verso la proprio identità nazionale: gli americani sono fieri di essere americani infatti sventolano le loro bandiere ovunque, vivono all’americana ovunque vanno e vivono del loro mito di “Americano” che gli permettiamo di avere e spesso noi stessi seguiamo; dall’altra parte i Giapponesi sono super fieri di essere Giapponesi, ma se ne fregano di quello che pensiamo noi. La Giapponesità nell’essere difficilmente ammette influenze da parte di altre nazioni: nel piu profondo della propria cultura, storia e tradizione, il giapponese impara dagli altri, immagazinando il bene dell’evoluzione di stranieri in diversi campi, ma poi lo immagazina nella giapponesità e rimane Giapponese al 100%, convinto che non c’è niente di meglio.

 

 

 

   24 Maggio “Giapponesi al 100%: una vittoria sul mondo globalizzato?”  

 

Il Giappone ha una fortissima identità ed è fiero riuscire a portarla avanti anche in questi tempi moderni di globalizzazione, dove è molto difficile mantenerla. Il giappone si vanta sia di questa Giapponesità che del fatto di esser riuscito a mantenerla. In principio, grazie ai svariati anni di isolamente del paese dal resto del mondo, oggi soprattutto grazie alla volontà collettiva ed alla fierezza stessa.

 

Per esempio, la gente non è interessata a parlare inglese e quindi lo impara a scuola, ma non è in grado di ocmunicare, ma non è forse incredibile pensare che in un paese così avanzato come il Giappone la gente parla difficilmente Inglese? Eppure è cosi: sia a Kyoto che a Tokyo per potersi muovere c’è bisogno di avere tanta fantasia nell’interpretare e trovare i gesti giusti per farsi capire. La segnaletica in Metropolitane, monumenti musei è per il 90 % solo in giapponese, come anche i nomi delle strade, dei negozi e ristoranti. Insomma lo straniero dovrebbe parlare giapponese per poter vivere e apprezzare la vita giapponese, altrimenti è tagliato fuori da un grande fetta della vita Giapponese.

 

Il Giapponese infatti apprezza molto le cose alla Giapponese, e nonostante conosca, rispetti e apprezzi la cultura occidentale, la mette su un’altro piano, distaccato, che non si amalgamerà mai con la loro.

 

I Giapponesi sono Buddhisti-Shintoisti, ma il loro Buddhismo è diverso da quello Indiano o Cinese, lo chiamano Buddhismo Giapponese, e solo i Giapponesi possono essere buddhisti Giapponesi. In pratica accettano di avere due religioni. Lo shinto è la religione della vita, e dunque adorano diverse divinità per diversi motivi: un dio per i soldi, uno per la salute...ecc mentre il buddhismo è la religione dei morti, dunque tutto il cerimoniale dopo la morte di una persona segue la dottrina buddhista, ma del buddhismo giapponese.

 

I Giapponesi hanno il letto alla giapponese: il Futon, il mangiare Giapponese, il WC giapponese (le toilette giapponesi, spesso navicelle spaziali sono un esempio emblematico della giapponesità e si trovano solo qui: WC con mille pulsantini, estremametne tecnologici, razionali e ben pensati per rispiarmiare acqua carta igenica e tempo), i divertimenti Giapponesi, il ritmo di lavoro giapponese. In effetti tante cose alla Giapponese funzionano estremamente bene, ma chiaramente ci sono alcuni problemi anche in questa società. A quanto pare la famiglia è uno degli aspetti un po’buii. Questa efficientissima società di individui-collettivi lavora tanto, vive a lungo, mangia bene, è sicura, si diverte con i divertimenti Giapponesi, ma è felice?

 

I Giapponesi sono felici di lavorare molto di più degli occidentali e lo fanno perchè non prendono mai vacanze, ma questo nasconde qualcosa. Gerald, un concierge francese che vive a Tokyo da ormai 15 anni, ci racconta che suoi colleghi di lavoro non prendono mai vacanze perchè non vogliono avere tempo libero per stare con la loro famiglia. Quindi, anche se un normale dipendente ha 4 settimane di vacanze l’anno, il 99% dei colleghi di Gerald non osa prendere più di 2,3 giorni a l’anno ed è felice cosi’.

 

Questo è un aspetto un po’ cupo del Giapponese, che nella sua razionalità e disciplina lavorativa, non vive molto la famiglia: sembrano tutti quasi piu affezionati ai colleghi di lavoro, con cui non solo passano molte ore durante il gorno, ma con i quali condividono tante serate, attività extra lavorative, organizzate dall’azienda stessa per rafforzare i rapporti e creare un atmosfera familiare all’interno della società e chiaramente avere risultati più positivi sul lavoro. Il successo economico nasconde sempre quelche pecca e quella dei Giapponese sta proprio in questa vita dedicata solo al lavoro che poi si trasforma in un vero e proprio lavoro di vivere, non riuscendo piu a staccarsi dal concetto di “quello che bisogna fare”, e cancellando qualsiasi tipo di spontaneità e deviazione da questi doveri. Un tipico Giapponese allora esce di casa la mattina per andare a lavoro alle 8, e torna alle 11 ubriaco dopo essere stato a bere e “divertirsi” con i colleghi di lavoro. Non mangia a casa, non vede la moglie forse piu di mezz ora al giorno,e  non sa neanche andare a pagare una bolletta, perchè  tutto quello che riguarda  l’organizzazione della casa rimane in mano alla moglie, mentre lui vive per il lavoro. A dimostrare questo disagio familiare sta il fatto che la maggior parte delle coppie divorziano proprio quando avrebbero tempo di passare del tempo insieme, quando i mariti vanno in pensione

 

 

 

 

  26 Maggio Il diabete in Giappone 

 



Tags:

Hits: 611 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
PROGETTO DIABELLO: Aggiornamento sul Diabete in Thailandia
2009.05.22 09:24:33

Honolulu, 21 Maggio 2009

Trovo finalmente un momento per riordinare i miei appunti, e lo farò per ordine d'importanza. Prima gli aggionramenti sulle interviste riguardanti il diabete in Thailandia ed in Giappone e poi i racconti delle mie avventure simil Lost in Translation...e ora finalmente in un paese anglosassone e quasi troppo frinedly, invadente direi: gli USA!

 

Bangkok e gli ospedali a 5 stelle

Al contrario di quanto avessi mai potuto immaginare giudicando imprudentemente dalle condizioni d’igene delle bancarelle che vendono cibo ad ogni angolo della strada e dall’ ingestibili caos di Bangkok, la città offre un servizio sanitario di altissima qualità.Addirittura molti Arabi vengono dagli Emirati Arabi per farsi curare qui, come anche tutti gli expat che vivono nei paesi limitrofi (i.e. Cambogia, Vietnam, Laos), che approfittano per farsi un viaggetto e ristrutturarsi un po a Bangkok. Qui, si distinguono gli ospedali privati per il loro livello di lusso (alcuni vantano addirittura una Spa all’interno), ma per quanto riguarda la qualità delle cure, entrambi sono ottim e un livello d’igene alto.Tuttavia le medicine a disposizione del pazienti che pagano un servizion privato e quindiu anche per le medicine, sono diverse dalle medicine convenzionate. Quando sono arrivata a Bangkok la mia amica mi aveva inizialmente cercato di fissare un’intervista con due diabetologi in un ospedale pubblico, ma purtroppo la burocrazia locale non mi ha permesso di intervistarle...forse avevo presentato il progetto su un tono un po’ troppo formale...-ho sbagliato io- e quindi si sono tirati indietro dicendo che dovevano avere un permesso scritto dal coordinatore locale, e poi dal centro diabetico di riferimento e poi bla bla... Siamo passati dunque al piano B- Meaw, la mia amica thailandese aveva un appuntamento per controllare la sua spalla ad un ospedale privato, ed io sono andata con lei cercando di fissare un appuntamento per una consulenza per il diabete. Chiaramente al medico ho subito detto che avrei voluto piu che altro avere informazioni, e che non avevo ora bisogno di una consulenza per me, ormai diabetica da 10 anni e ben dottoressa di me stessa. Il ha gentilmente ripsosto alle mie domande, giustificate da me come interesse personale ad avere informazioni pratiche come neo arrivata in Asia, dove avrei abitato per un po... Il dott ... mi ha raccontato della situazione del diabete in Thailandia, dove piu del 10% della popolazione è diabetica. Il diabete è in forte aumento per le drammatiche alternative alimentari offerte dai fast foods soprattutto in città, ma ormai anche nella periferia. Inoltre la gente conduce una vita molto sedentaria, e dato l’orribile traffico della città, passa ore ed ore seduta in una macchina o autobus prima di raggiungere il luogo di lavoro o casa. Le cure a cui praticamente tutti hanno accesso sono le stesse che abbiamo in Italia, insulina, ipoglicemizzanti orali e anche tutoring. Però a differenza di quanto non succeda da noi, alcune persone possono decidere di pagare per le medicine, prendendo cosi medicine di migliore qualità. Chi non paga invece ha accesso a cure base, con medicine (in questo caso insulina) non dell ultimissima generazione, ma comunque OK.  Infatti nella nostra conversazione il dott. Mi ha consigliato di farmi spedire i medicinali dall italia, perche altirmenti per il tipo di insulina che uso io, avrei dovuto pagare il tutto a prezzo pieno in thailandia...e l’insulina COSTA!!! Non vado avanti in tutta la descrizione della nostra conversazione, perche più avanti ho dovuto fargli domande più personali, affinchè non suscitasse sospetti sulla natura della mia consulenza.  Uscendo abbiamo fatto colazione da starbucks, una delle tante catene che risiedono al piano terra all’inerno dell’ospedale a 5 stelle! 

 

 Secondo tentativo: come è vissuto il diabete in Thailanda?

Non essendosi il dottor ... sbilanciato troppo nel raccontarmi effettivamente come il diabete è vissuto in Thailandia, ho deciso di provare ad avere un altro contatto diretto con la realtà diabete in Thailandia.  Sono riuscita ad ottenere un intervista informale ed amichevole con Mr... un giovanissimo dottorando in health management, nonchè proprietario di un ospedale vicino Bangkok, e amico d’infanzia del fratello della mia amica Meaw.  Mr mi ha palesemente esplicato che non c’è nessun tipo di discriminazione nei ocnfronti dei diabetici, “che sono in forte aumento” anche lui ha specificato, ma purtroppo ancora non ci sono campagne nazionali sulla prevenzione del diabete. Tuttavia sono state recentemente introddotte campagne per educare la gente a ridurre l’assorbimento giornaliero di zuccheri e calorie, con campagne in scuole, piazze e televisione. Mr mi ha descritto in dettaglio come funziona il sistema sanitario in Thailandia e come è ripartito tra gente con lavoro dipendente, indipendente, per istituzioni pubbliche o private ecc... Questo per illustrarmi le diverse classi che ci sono per avere accesso a diversi tipi di sanità, ma soprattutto per evidenziare il grave problema finanziario dietro alle spese mediche in Thailandia. Infatti dopo l’introduzione di una riforma chiamata la riforma dei 30 Baht, introdotta dal governo precedente all’attuale, per cui chiunque non sia coperto da un assicurazione personale, o dal suo datore di lavoro, puo accedere a cure pagando quasi niente (30 baht). Questo però è stato introdotto senza accurati controlli e quidni significa che la popolazione ha accesso illimitato a medicine e cure medice senza pagare...e i soldi li mette lo stato, con fond limitatii...e quindi qui sorge il problema per il futuro dei prossimi malati, per i quali soldi a disposizione non ce ne sono molti. Inoltre lui è chiamato direttamente in causa, perchè alcuni ospedali privato avevno accettato di partecipare all 30 Baht policy e adesso si ritroca con una fila inteminabile di gente che chiede medicine gratis, alle volte anche solo per prevenzione. Il dott mi ha anche parlato del fatto che il diabete è in media controllato abbastanza bene, e la gente diabetica riscontra normalment complicanze solo dopo una ventina di anni. Inoltre nei centri diabetologici e in molti ospedali c’è una il tutoring sull’educazione alimentare e le corrette abitdini di vita che un diabetico dovrebbe seguire. 

 

Bilancio sul diabete in Thailandia: mediamente positivo

Dopo le mie due interviste, qualche domanda ad un paio di pazienti diabetici (tipo 2) e dopo aver visto la vita a bangkok, la mia impressione è che in Thailandia il diabete è sotto controllo da un lato, ma  sta per impazzire dall’altro. 

La quantità di pubblicità di fastfood con bibite e pietanze zuccherate è impressionante, e altrettanto è il numero di persone che le consumano, questo significa grandi potenziali per una crescita ancora maggiorata di diabetici in Thailandia. Dall’altro lato però i diabetici che sono già diabetici hanno accesso a cure e consultazioni di ottima qualità, e inoltre lo stato di sta muovendo nella direzione giusta.



Tags:

Hits: 458 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
PROGETTO DIABELLO: In giro per Vietnam e Thailandia
2009.05.11 02:29:34

  25 Aprile “Hanoi”

E’ arrivato Martino, il mio ragazzo, e qui compagno di viaggi e di avventure. Siamo in Vietnam da due giorni e due notti e abbiamo deciso di restarci ancora 5 giorni. Arrivare a Hanoi è stata una bella sorpresa per tutti e due, ma soprattutto per me che dopo un mese di Cambogia, ero feliccissima di vedere un po’ di civiltà, vera urbanizzazione, delle vere strade, tanta gente  vestita, delle belle costruzioni e  tanti piccoli negozietti.

 

 

mezzo di trasporto locale e tipico cappello  

La zona del centro storico (dove risiedevano tutte le botteghe a inizio secolo) è molto incasinate da odori, rumori, motorini, ma soprattutto tanta tanta gente: gente che si accovaccia e mangia in ogni angolo della strada, gente che cucina, gente che gioca a una specie di DAMA locale, gente che passeggia e che prova a vendere tutti quei prodotti MADE IN VIETNAM che poi arrivano da noi al triplo del prezzo. L’accovacciamento e’ una delle posizioni tipiche dei Vietnamiti: quando mangiano, quando aspettano, quando lavorano o anche quando sono seduti (per finta) su una panchina...invece di mettersi come noi normalemente seduti sul fondo schiena, loro sono piegati sullesui piedi con le ginocchia ad angolo di 30 gradi... come sospesi in aria. La posizione per noi sembra totalmente innaturale, invece per loro sembra essere comodissima!

 

 

le casine nel centro storico   

Le casine sono tutte strette e lunghe, e le stradine minuscole e tutte piene di attività. Però Hanoi non è solo questo scenario in miniatura, infatti come si esce dal centro e si va verso il quartiere un po’ istituzionale, dove risiede il mausoleo di Ho Chi Minh e la maggior parte delle ambasciate, si trovano grosse ed ordinate boulevards, giardini esotici pettinati e tanto tanto spazio. Il contrasto è molto forte. Inoltre il concetto di questi grossi spazi che rievoc, una sorta di ordine e la potenza del comunismo nel paese, dall’altro questi grossi spazi instituzionali sono concepiti diversamente che da noi, come uno spazio accessibile e vivibile. I vietnamiti sotto il mausoleo di “Ho” fanno svariate attività: ginnastica, passeggiate, badmington e lettura.

 

 

il mausoleo di Ho Chi Minh 

 Credo che ci sia un concetto di spazio pubblico molto diverso dal nostro. Mentre noi facciamo le “nostre cose” nelle “nostre proprie case” o negli appropriati luoghi (per esempio ginnastica in palestra) quì la gente ama essere per strada o in luoghi pubblici per mangiare, giocare, chiacchierare, cucinare, fare aerobica. Insomma è come se noi andassimo a fare una classe di aerobica sulle scale della macchina da scrivere in Piazza Venezia a Roma...o ci mettessimo a giocare a dama sotto il parlamento!

 

 

 

 piccole stradine incasinate  

  

28 Aprile “Halong Bay...una baia incantata”

 Halong bay e le vecchie barche a vela cinesi: i junks 

 

 

Halong Bay è una baia che si trova a circa 170 Km da Hanoi nella costa Nord orientale del Vietnam. Si tratta di una baia nel golfo di Tonkino, dove ci sono circa 1600 isolotti che formano uno spettacolo naturale incredibile per la loro forma e rigogliosissima vegetazione. Si tratta di uno dei luoghi considerati una delle 7 merviglie del partimonio umano dall’Unesco.

 

Halong bay

 

 

Abbiamo preso una vecchia barcha cinese con le vele, tutta in legno che faceva un giro con pernottamento di una notte in una delle baie incantate. Il silenzio, il coloro verde inteno della natura che si refletteva sull’acqua e la forma incredibile di queste infinite isolette disabitate, sembrano uno scenario da favola. All’alba ci siamo svegliati e c’era sulla barca un maestro di taichi che faceva una piccola lezione di risveglio. Alle 6 del mattino c’eravamo solo noi al centro di una delle baiette minori di Halong bay, un silenzio assoluto interrotto talvolta dai gridi delle scimmie che si vedevano in lontanza nella rigolgiosa vegetazione di alcuni degli isolotto...un paradiso!

  

la barca   

 

Avendo preso un tour, la tabella di marcia era molto severa...dopo la sveglia alle 6 , era previsto, dopo il Taichi, una gita ad un paio di grotte naturali, poi la visita ad un villaggetto galleggiante di pescatori e poi la meritata colazione... Ecco se avessimo potuto avere un timetable un po’ più elastico forse sarebbe stato ancora più speciale, ma comunque la gita è stata fantastica!

 

 

la scalata di un isolotto  

 

Al nostro ritorno ad Hanoi ci aspettava invece una lunga lotta per cambiare il biglietto aereo di ritorno, che pensavamo aver già cambiato telefonicamente, invece ci siamo resi conto che ancora non era stato fatto nulla! 

Ora dopo 2 ore di contrattamenti all’ufficio principale della Vietnam Airlines siamo riusciti a cambiarlo...è stata dura, ma queste piccole disavventure ti ricordano per bene il paese dove ti trovi, che dopo lo spettaocolo incantevole e l’ottima organizzazione del tour (totalmente problem free) avevamo dimenticato!

  2 Maggio 2009 Aereoporto di Phnom penh ciao

Sono all’aereoporto e sto per salutare Martino e la Cambogia. Dopo esattamente un mese e mezzo dall’inizio della mia avventura riparto!!!!Passo la parola per un secondo a Martino le beau.“Il viaggio e stato molto speciale e intenso anche se abbiamo fatto molto volando da un punto all’altro del sud est asiatico e’ volato!  Partiamo quindi da questa parte del mondo senza rimpianti di non avere fatto/visto abbastanza ma comunque con la voglia di forse tornarci un giorno, da turisti?”  

 

4 Maggio 2009 Bangkok, una città metropolitana del sud est asiatico

E’ stato uno shock arrivare in una città dove non ci sono più biciclette e toc toc, ma solo enormi strade, autostrade direi, una miriade di catene internazionali di fastfood e marche conosciute, ed un infinità di grattacieli. Sono a Bangkok, che come si dice a Roma... ci da una pista in termini di sviluppo!

A quanto pare l’aereoporto di Bangkok sta per diventare il più grande di tutta l’Asia.

Una mia amica di LSE mi è venuta a prendere a l’aereoporto al mio arrivo Sabato, e dopo circa un ora di macchina e mezz’ora di traffico nella città siamo arrivati al mio appartamentino al 17esimo piano di uno dei famosi grattacieli che compongono il modernissimo business centre di Bangkok.

Meaw, la mia amica Thai, mi ha gentilmente ospitato in un piccolo appartamento di una stanza da letto, una cucinina, un salottino e bagno, gran lusso!

Ero molto felice di avere di nuovo una mia cucina...e ho pensato che mi sarei potuta cucinare un bel piatto di spaghetti...ma ben presto ho scoperto che non sarebbe stato possibile perchè mancavo di tutti gli arnesi base per farlo. Infatti la mia cucinina oltre a non avere uno scola pasta e delle pentole non ha neanche i fornelli per cucinare, insomma è una finta cucina! I Thailandesi mangiano difficilmente a casa mi ha spiegato Meaw, poichè mangiare fuori costa molto poco, e dunque per le famiglie piccole di 4,5 membri è sicuramente più conveninte mangiare fuori piuttosto che fare la spesa. Di consequenza spesso e volentieri le cucine sono solo finte!

Ci sono oltre ai tremila banchetti lungo la strada e ristorantini thailandesi ovunque, una sfilza di fast food internazionali: da pizza hat a macdonald’s, KFC, Starbucks e chi piu ne ha piu ne metta...e la maggior parte si raggruppano tutti insieme uno dopo l’altro in departmente stores o shopping malls. Questi shopping centre hanno chiaramente enormi parcheggi, che però data la densità di popolazione (13 miolioni di abitanti) spesso sono pieni, soprattutto nei weekend. Da questo punto di vista Bangkok sembra proprio una città americana, e in effetti sta prendendo tante abitudini, spesso negative di una cultura americana pigra, che mangia junk food e bibite zuccherate e ghiacciate a tutte le ore e che si muove solo con grossi macchinoni. Che tristezza!!!

Devo però dire, che vedere tutto questo consumismo, casino di macchine, colori, cibo artificiale, mi ha fatto quasi piacere in questo momento, dopo aver passato un mese e mezzo in un mondo totalmente vergine a tutto ciò, in Cambogia. Domenica mattina mi sono psparata un supercappuccino da Starbucks, poi ho girato nello shopping mall con la mia amica thai. Dopo di che era già abbastanza e sono tornata nel mood di scoperta thai, lasciando quella persistente influenza americana in penombra.

Domenica sera abbiamo girato per Dusit park, un parco con diverse delle costruzioni reali, e dove il re quando torna a Bangkok. Alle volte utilizza per accogliere i suoi ospiti.

Si chiama condominio Lumpini. Un nome molto italiano. Allora ho pensato che non avrei avuto problemi a spiegare ai taxi il mio indirizzo, ma molto presto invece ho scoperto che non era cosi semplice come pensavo...infatti a Bangkok Mr Lumpini ha costurito una miriade di condomini...quindi il mio è solo uno dei tanti. C’è addirittura un parco chiamato Lumpini! Allora per spiegare al taxi dove abito devo dire Lumpini, Saratiwacharanitaka... abbreviato per fortuna a Saratiwat street.

Comunque per ora sono sempre riuscita a ritrovare la via di ritorno per fortuna, anche s e i taxi ogni tanto si ribellano e non voglioni portarti dove vuoi tu!

Per esempio oggi volevo visitare il gran palace, ma siccome domani sarà un giorno di festa nazionale per l’anniversario della coronzaione del re, alla vigilia c’è già tanta gente che va a portare omaggio al re al palazzo. Quindi il gran palace era ben affollato e 3 taxi si sono rifiutati di portarmici, dicendomi che c’era troppo traffico o che c’erano i protesters...o che la strada era chiusa...insomma inventandosi un bel po di balle. Io sono andata comunque, ma con la barca, ed ho evitato un bel po’ di traffico!

In effetti il palazzo era chiuso al pubblico di stranieri, ma aperto solo ai Thailandesi.

Sono allor anadata a visitare il tempio di bidda di smeraldo. Era molto bello, ma moloto simile a tutti gli altri tempi che si intravedono a Bangkok: tanto tanto oro, tnati buddha su piedistalli e tatno incenso , soldi, frutta in offerta ad ogni angolo dei tavoli di supporto dei buddah.

Dopo ho girovagato per il quartiere dei backpackers che si trova nei paraggi della zona palazzo, nonchè zona di tutti i building politici: fa schifo. Bangkok qui perde tutta la sua identità, ci si potrebbe trovare a Rimini, o Nizza o addirittura ad Amsterdam, se non fosse cosi caldo. La strada dei Backpackers è piena di banchetti che vendono souvenir soliti, baretti europeizzati, agenzie di viaggio e tanta gente alternativa che pensa di essere in un posto molto esotico e dunque si rende ancora piu altenrativa facendosi fare i rasta lungo la strada...(non pensando che per i rasta magari sono piu bravi gli africano e non gli asiatici che hanno i capelli liscissimi!).... Poi un bel po’ di nasi rosso peperone, soprattutto Inglesi, in vacanza senza protezione dal sole bollente e pericoloso di queste parti.

 La famiglia prima di tutto  

Ho scoperto  chiacchierando con le mie amichette thai e dopo aver passato un intera giornata con tutta la famiglia di Meaw, che tutto sommato i Thai e gli italiani non sono cosi’ culturalmente diversi e distanti. La cultura mediterranea, l’importanza del concetto di famiglia, l’ospitalità, il pasto, i genitori protettivi sia nei confronti delle figlie femmine, che nei confronti dei maschi, ai quali le mamme non vogliono mai rinunciare....sono punti fermi anche nella cultura thai!

La domenica è il giorno che si passaq in famiglia, ma anche dureante le vacanze nazionali si da priorità a vedere la famiglia. Quindi oggi, essendo giornata nazionale per la coronazione del re, siamo andati con tutta la famiglia di Meaw a fare una gita ad Ayuthaya , luogo di culto, nonche ex capitale della thailandia.

Siamo partiti verso le 11 per arrivareall’ora di pranzo ad un ristorante alle porte di Ayuthaya, dove Gone, il fratello di Meaw aveva prenotato un gmabero reale a testa. I gamberi blu di fiume, sono una prelibata specialità di qui. Abbiamo mangiato abbondantemente lungo la riva del fiume, in un ambiente molto rustico, ma pur sempre pulito e molto carino...e con un cibo da leccare i baffi. Una sorta di trattoira Sora Irma a Roma...posto rustico, cibo ruspante e buonissimo!

Dopo abbiamo fatto un giro della vecchia città e dei templi. Niente di che. Qualche rovina e poi tanti tempi restaurati, praticamente rimessi a nuovo con un po’ di cinesate (lamapade rosse e piccole statuette dorate ovunque). La cosa bella però era prendere parte alla giornata di culto. Praticamente si entra nel tempio e si fa una piccola offerta di incenso, candele e soldi ad ogni statuetta principale, partendo da quella meno importante in ordine crescente fino ad arrivare a quella più significativa del tempio. Nel primo tempio c’era un buddah di 20 metri, che chiaramente rappresentava la statua piuù significativa!

Dopo inginocchiamenti e quache preghierina si esce e si va al prossimo tempio...e cosi’ via fino ad arrivare ad almeno 9 templi, questo è il numeor minimo da dover visitare.

Dopo i templi poi lungo la strada ci sono i venditori ambulanti che vendono una sorta di zucchero ilato in striscioline colorate che vengono arrotolate in una crepe di farina di riso. Noi chiaramente ne abbiamo comprata un pò da riportare a casa e i miei amichetti thai se la sono mangiata sulla via di ritorno!

La sera siamo andati a mangiare in un posto molto bello, ma pessimo per prezzo e per cibo!

Poi super vista dalla terrazza con tutti gli amichetti di LSE.



Tags:

Hits: 449 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
PROGETTO DIABELLO: il diabete in Cambogia
2009.04.30 12:21:00

Phnom Penh, 30 Aprile 2009

 

Sto per partire dalla Cambogia, e dopo 3 incontri con il direttore e diversi membri di un centro di informazione sul diabete posso fare un piccolo briefing su la situazione dei diabetici in Cambogia.

 Il diabetico in Cambogia vive massimo 10 anni...se è fortunato 

 E’ una realta’ triste, ma e’ la realta dei 300000 diabetici cambogiani (tipo 2) che vivono una media di 4,5 anni (da www.MoPoTsyo.org) , ma uno su 10 arriva a 10 anni di vita. Questo succede per una serie di motivi, tra cui il non accesso alle cure appropriate per la loro condizione di vita, l’ignoranza e non informazione sui sintomi, la discriminazione per la malattia. Per quanto riguarda i diabetici tipo 1 invece le aspettative di vita sono ancora più brevi, perchè per noi diabetici insulino dipendenti la vita “dipendente” crucilamente dalla regolare assunzione di insulina a cui i cambogiani difficilmente hanno accesso. Infatti la maggior parte dei bambini diabetici tipo I muoiono prima di aver scoperto la loro malattia per le mancate cure.  La maggior parte dei diabetici tipo 2 muore dopo aver contratto una o più complicanze (retinopatia, insufficienza renale, ulcere inculrabili…), come consequenze del mancato controllo glicemico. I diabetici in Cambogia, quando e se scoprono la loro malattia non possono curarsi, o non come dovrebbero. Le medicine costano molto e devono essere assunte per sempre, essendo il diabete una malattia cronica, cioè che accompagna per il resto della vita. Spesso dunque quando viene diagnosticato il diabete, la gente pensa di avere una maledizione e preferirebbe essere Siero positiva...poichè il costo da sostenere per mantenere un diabetico in vita è altissimo e andrà a gravare sull’intera famiglia, finchè il diabetico non muore. Se invece il diabetico avesse avuto l’HIV le cure sarebbe porbabilmente state gratuite! 

Non esiste un protocollo per il diabete in Cambogia

Il governo cambogiano non da alcun tipo di supporto per questa malattia che oltre tutto non viene considerata quando si parla di distribuzione di fondi internazionali per la cura di malattie croniche. Infatti essendo una malattia cronica non comunicabile, il diabete riceve pochissima attenzione anche dalle ONG (mediche) internazionali, che invece devolve la maggior parte dei fondi per la prevenzione e cura dell’ AIDS, malattia cronica comunicabile o la tubercolosi.  Purtroppo questa differenza tra malattie comunicabile e non comunicabili sono alla base della popolarità della malattia in Cambogia. Di consequenza l’attenzione pubblica e i fondi devoluti ad una malattia non comunicabile come il diabete sono praticamente nulli. L’HIV invece, oltre ad essere una malattia communicabile, è anche più popolare e più conosciuta, dunque sia il governo Cambogiano che le organizzazioni internazionali hanno più visibilità se investono risorse per la prevenzione e la cura di questa malattia. 

La grande azione di MoPoTsyo

Qui a Phnom Penh ho incontrato il signor Mauritz,  il direttore del centro Mopotsyo (www.mopotsyo.org), uno degli unici centri gratuiti con un proprio modello di azione per la sensibilizzazione, prevenzione e cura del diabete. Il signor Mauriz mi ha parlato a lungo della discriminazione nei confronti del diabete e delle difficili cure per I diabetici poveri. La discriminazione avviene sia da parte delle autorità governative nell’escludere il diabete dal protocollo del programma di salute nazionale e nell’attribuirgli fondi di aiuto internazionali che da parte della società stessa nei confronti dei diabetici. Si stima circa che il 10% della popolazione nelle città sia Diabetica, e circa il 5% nelle aree rurali. Questo significa che circa 700000 diabetici, di cui più della metà non al corrente della propria malattia, non ha diritto a nessun tipo di cura o attenzione pubblica. I diabetici non devono esistere in Cambogia…a meno che non si è ricchi. Se si è ricchi i ci sono le cliniche private, le medicine ed una vita abbastanza normale, quasi come quella che la maggior parte dei diabetici conduce in Italia. 

La discriminazione...meglio essere sieropositivi che diabetici

La discriminazione rimane tale anche per i ricchi.Un diabetico viene considerato un malato tanto quanto un siero positivo. Questo è consequenza della poca informazione disponibile sul diabete e dei numerosi casi non curati. Mi raccontava infatti Sotheryn, una paziente diabetico che ora lavora come direttore del peer educator program a Mopotsyo, che molti diabetici sono discrimate e non vengono più accettati al loro posto di lavoro perchè si pensa che non abbiano le forze per lavorare e che siano malati a vita. In effetti quando il diabete non è sotto controllo e la glicemia è torppo alta o troppo bassa, o ci sono continui sbalzi le condizioni fisiche sono precarie. Dunque come consequenza del fatto che la maggior parte dei diabetici qui non hanno medicine e non si curano, la maggior parte di questi sono in effetti debilitati e vengono considerati e discriminati come tali. TERRIBILE. Sotheryn e Mr Moritz mi raccontavano allora del loro progetto di azione per i diabetici in questa valle di trappole e labirinto senza via di uscita. Il signor Moritz ha pensato bene di ridurre al minimo il bisogno di medicine per il diabetici in Cambogia, poichè la maggior parte di loro non posson permetterselo e finchè il governo non darà fondi per la cura del diabete,  non se lo potrà mai permettere. Dunque il modello di Mopostyo è quello di insegnare ai diabetici a non aver bisogno di medici ne di cure. Gli si insegna ad avere un controllo glicemico con la dieta e l’esercizio fisico, riducendo al minimo il bisogno di ricorrere a medicine e dottori. 

I peer educator una speranza

Il progetto di peer Educator è fatto molto bene perchè praticamente coloro che diventano soci dell’associazione MoPoTsyo e sono abbastanza interessati ad aiutare altri diabetici, dopo un accurato training diventano peer educators, cioè insegnanti di un buon stile di vita per un diabetico. I peer educator fanno delle 6 lezioni in diverse comunità, per ora operano a Phnom Penh e nella provincia di Takeo, ma si mira ad estendere il programma al livello nazionale.  Vengono anche fatti degli screening sia a Phnom Penh, nell’area delle baraccopoli, sia nelle aree rurali, (dove ci sono i più poveri e coloro che non sanno nulla sul diabete). Per individuare nuovi casi di diabete vengono misurate le glicemie quando sono riportati sintomi di diabete: dimagrimento, sete, poliuria...e questo è tutto gratis. Inoltre ci sono dei controlli gratis spordicamente, ed alcune delle medicine sono anche provvedute ai pazienti ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello che si trova nelle normali farmacie. Purtroppo però i controlli, per assenza di risorse, non sono dati con la frequenza dovuta e dunque non tutti riescono a mantenere un buon tasso glicemico ed evitare le complicanze.  Tuttavia l’azione di Mopotsyo è positivissima, poichè è un modello dove l’investimento ( il training) è tutto o quasi, dalla parte della domanda e non dell’offerta che richia di essere scadente in qualità o corrotta...Il paziente riceve grazie alle lezioni, da parte dei peer educator, informazioni e un’educazione riguardo al come curare la propria malattia  senza dover spendere enormi cifre per la vita. Questa aiuta da una parte ad accettare meglio la condizione ed dall’altra a prevenire complicanze e allungare la vit dei diabetici.  Tuttavia il probelma rimane. Alcuni diabetici, soprattutto quelli tipo I, non possono fare a meno dell’insulina per sopravvivere. Lo stile di vita è solo una parte della cura del diabete.  



Tags:

Hits: 456 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
Progetto Dia'bello prime pagine di diario
2009.04.18 10:40:40

 

Pagine di diario delle prime 4 settimane cambogiane! Sabato 20 Marzo Soskabay te?

Sbarcata sana e salva dopo uno scalo a HK.

 

Lorenzo mi e’ venuto a prendere con una vecchia jeep militare e ci siamo inoltrati nella rumorosissima e disordinata Phnom Penh!

 

Le prime impressioni sono un po’ offuscate dal sonno, poiche’ non ho dormito un gran che in aereo, forse 2 ore in tutto...dunque mi sembra tutto piu amplificato: il disordine, la sporcizia i rumori, gli odori e l’imminente poverta’.

 

Arrivare in casa di Lorenzo e’ stato un bel sollievo!

 

Mi hanno accolto 3 marmocchi, Ninni (4anni), Andrea e Dadi, appena appena teenagers! Sono molto carini, ma mi fa strano di vivere e di entrare nella routine di una famiglia con dei fratellini cosi piccoli! Comunque e’ bene che mi abitui ai bambini, perche’ da lunedi comincio a lavorare nel l’ospedale pediatrico a Takeo.

 

Ora vado a nanna, ma prima vi dico la mia prima scoperta: come stai si dice Soksa bai te in Khmer.

 Martedì 24 marzo 2009 “Casa dolce casa!”

Sono a PhnomPenh, dopo una prima giornata  all’ospedale ed un pomeriggio ai villaggi intorno a Takeo,  e poi una bella nottata con ragnetto e suorine…e tanto tanto caldo! NON HO DORMITO PIU DI 4 ORE! ( un po come una nonna!)

Non dovrei esser qui, perche durante la settimana dovrei rimanere a dormire a Takeo dalle suore, ma sono qui solo per una notte, perche' le suore tornavano a PP per rinnovare il noviziato, e Lorenzo (zio di Mia) torna giu domani mattina all’ospedale. Dunue approfitto di una nottata di sonno e poi del passaggio di ritorno!

 

In effetti la mia prima notte a Takeo e’ stata drammatica...

La luce del sole cala alle 6,30, sulle strade (in realtà la unica strada di Takeo) non ci sono lampioni, quindi dalle 6,35 in poi non si esce piu dal cancello….aiutooooooooooooooooooooooo sensazione di trappola nella casa delle suore!!!Alle 7 si mangia con le suore e poi regolarmente si chiacchiera fino alle 8,30 a lume di candela, perche’ alle 6,30 con la luce del sole se ne va via anche la corrente. A quanto pare il generatore di Takeo non è abbastanza potente, dunque lo tengono in funzione solo alcune ore della giornata, ma presto dovrebbero cambiarlo (lo dicono gia da mesi)! Io putrtoppo non sono abituata ne’ a mangiare presto, ne’ ad andare a dormire ancora presto, ed a non poter uscire dopo le 6,30, e neanche a non avere corrente, ne internet, ne a dormire a 40 gradi senza ventola, ne ad avere piccoli abitanti multipiede che scorrazzano indispettiti negli angoletti delle stanze…allora vi immaginate quale dramma che posso aver vissuto la prima sera qui dalle suore?!!!!!!!!

 

…ma come dice mio padre è tutta scuola di vita! È vero! Grazie papà dell’incoraggiamento!!! Però devo dire la verità la cosa che piu mi turbava era la sensazione di non poter uscire, esser in trappola e non avere un compagno/a di chiacchiere! Cmq il dramma è finito alle 6,15 quando mi sono alzata dopo le ripetute strilla del gallo e dei gechi ( o qulcosa di simile) del vicino!

 

È cosi che quando le suore mi hanno detto che tornavano a Phnom Penh per la sera e poi l’indomani mattina sarei potuta rientrate a Takeo con Lorenzo…ho pensato che poteva essere una buona idea di tornare un po a casa da Desy e Lorenzo, e i tre biondissimi pupi…per sentirmi ovattata, coccolata, al sicuro e senza catene.

 

Ho passato il pomeriggio all’ufficio della caritas per scaricare informazioni per un migliorare il programma di nutrizione dei bambini e poi ancora ho preso spunto per canzoni e giochi da potergli far fare, senza dover troppo parlare, (dal momento che ancora il khmer non lo comprendo proprio per niente!) mentre le suore spiegano il programma alle mamme.

 

 Poi il Mr Tuc tuc  mi ha portato a fare un piccolo tour di PP con il suo scattante mezzo di trasporto, con tanto di guida personalizzata e foto nel pacchetto! Un totale di 5$ per un ora e mezzo di giretti! Ho visto il palazzo reale, la stauta indipendenza, alberghi nuovi, casino, fiume e qualche casetta popolare, tra cui la sua (del tuttuccaro) e poi mi ha pensato di portare al centro commerciale piu figo della città…che moderno!

 

Stasera sera ho mangiato spezzatino e poi dormito con Ninni. Sono ora piena di idee e vorrei metterle tanto a frutto in questo pochi giorni a Takeo, e dare il meglio che posso!!!Il sonno  sicuramente consigliera’...

 

Ora ninna, ma domani racconto per bene: di David, del bambino malnutrito, del villaggio e l’assalto al tuc tuc e della fantastica sister virgi e banji!!!

 

 

 

 

sister virgi sul motodop 

 

 

Notte

 

 

Mercoledi 25 Marzo “L’ospedale di Takeo”

 

 

Cambio del Pannolinoil cambio di pannolino di un bambino. La suora ogni tano regala qualche pannolino ai bambini che sono da tempo in ospedale. Le mamme pero, che non hanno mai visto un pannolino, non sanno come si mette. Dunque questa era una dimostrazione pratica... 

 

Sto vivendo queste giornate al 100 per 100...la mattina in genere sono in ospedale ed il pomeriggio vado in visita in diversi villaggi nella provincia di Takeo per controllare l’avanzamento di un programma di nutrizione che le suore hanno installato in 4 villaggi.

 

Alle 7 siamo partiti per takeo, dopo aver ingozzato per strada una colazione cambogiana non male affatto: noodle, shrimps, pork, cipolla, aglio e un po di robetta non identificabile.

 

Sono arrivata con la mia bella divisetta in ospedale alle 9. Io mi occupo con sister Virgin del padiglione pediatrico. Occupo significa che si controllano i livelli di standard del servizio offerto, non da un punto di vista tecnico (medico) ma da un punto di vista di disciplina e pratico. Per esempio se lo staff rispetta gli orari prestabiliti,  se  le stanze sono usate per la loro funzione, per esempio oggi nella playroom c’era un gruppo di un’altra NGO che faceva un meeting senza il permesso di nessuno…si erano infilati cosi, perche gli andava.

 

 

 

 

una delle stanze del padiglione pediatrico con qualche malatino e un'amaca...la branda per la mamma 

 

 

Purtroppo da quello che ho visto fino ad oggi e da quello che mi dice Lorenzo e le sisters, il problema piu grande qui è sono totalmente anarchici, quindi non rispettano le regole, neanche se servono a giovare loro stessi. A parte questo ruolo monitorante, mi occupo dei bambini nella playroom e di alcune lezioni di lingua e computer per gli infermieri. Lo staff è tutto khmer (Cambogiano) perché l’idea è di trasferire gli skills a loro di come mandare avanti un ospedale con un servizio di qualita’ ed poi andare via dal paese lasciando tutto in mano a loro. Come dicevo…questo rappresenta un problema, perche trasferire professionalità di gestione è molto difficile, soprattutto lo spirito di iniziativa, che nella cultura buddhista molto fatalista e’ di difficile comprensione!

 

Nell’ospedale ci sono 27 letti per i bambini, ma ieri non era pieno, oggi di piu forse 24 letti eran occupati.

  

Pomeriggio con la “Sorella albina del villaggio

Nel pomeriggio siamo andate in un nuovo villaggio e indovinate chi c’era …a detta loro “ una bambina che aveva la pelle come me!”…un albino!!!Poverina non riusciva a tenere gli occhi aperti per quanto erano chiari…poi tutta un po bruciata, ma molto dolce! Ci siamo intese subito noi con la pelle chiara!!!

 La bambin albino!!! Con i nuovi occhiali che le abbiamo protato...altrimenti non riusciva a tenere gli occhi aperti 

Sister Virgi ha tenuto il meeting per speigare il programma alle mamme e poi ci siamo dilungate in piccole chiacchiere con il capo del villaggio e alcune delle mamme. ). 9 bambini su 10 non avevano scarpe e mangiavano delle piccole conchiglie, che sembrano telline, che si trovano nel fiume fangoso che conduce al villaggio. Il capo villaggio vive nella casa-palafitta principale, dotata di tanti poster anni 90 di facce di attori locali. Poi in genere c’è una vecchia radio ( che non funziona) e un orologio in alto ( e calendario) , probabilmente l’unico del villaggio.

 

  

Lui è rispetatto, ma non onorato…ci scherzano ci parlano…e sembra essere alla portata di tutti. Grande grande capo!

 

Al ritorno abbiamo beccato tantiiiiiii bozzi e poi i bambini che si attaccavano al tuc tuc che ci ha condotto li…poi siamo arrivati in OPspedale, dove ho fatto giocare un po i bambini e poi fatto lezione di inglese con padre monchy! E poi corsa a casa a fare una corsa!

 

E stasera…spaghetti aglio olio e peperoncino!!!!!!

 

Notte ora!

 

giovedì 26 marzo 2009 “Verde come i campi di riso e…la sala operatoria”

I CAMPI DI RISO LUNO LE STRADE CHE CONDUCONO AI VILLAGI

 

Stamattina è cominciata molto presto alle 6,15, ma senza troppa fatica, perché oramai mi sto abituando a questi orari da gallina, dunque vado a letto presto e mi sveglio presto. Però la sveglia ci vuole cmq!

Sono partita con una corsetta fino al laghetto, durante la quale incontro sempre qualche cagnetto racchio e molesto, ma non mi spavento troppo, anzi mi sento abbastanza sicura di me avendo 2 sassi in tasca durante tutta la corsa. Fino ad oggi ancora non li ho dovuti usare per fortuna. Farò comunque il vaccino antirabbia, perché a quanto pare lo hanno fatto tutti essendo la rabbia molto comune qui.

 

La mattina è volata perché Lorenzo mi ha portato con se’ in sala operatoria: in mezzo a tutti omini verdi e qualche bisturi, mi sono fatta coraggio ed ho assistito alla chirurgia con i miei occhi. Era strano vedere una stanza cosi sterile, pulita, immacolata e tutti loro ben vestiti in queste uniformi verdone tendente al turchese, una precisione e pulizia al di fuori dei standard Khmer.

 

L’operazione di un palato leporino si è conclusa bene e io mi sono fatta strada verso la playroom, che oggi non aveva molta affluenza di bambini. Ho preso allora le veci di maestra. Mi piace molto insegnare, e lo staff è grato di qualsiasi insegnamento, dunque passo da insegnante di Francese, a Inglese a nutrizionista! Insomma tutto quello che so e puo essergli utile glielo cerco di spiegare ed insegnare.

 

Il pomeriggio invece ci siamo avventurate con le suore, tutte e due, nel mezzo del nulla….tra verdissimi campi di riso e lunghissimi letti di fiumi secchi. Mistero dei campi verdissimi…

Siamo andate in un villaggio nella regione di kempot, dove una suora dell’ordina aveva installato il programma per debellare la malnutrizione (stesso di quello di sister Virgi). Non potendo lei tornare dalle Filippine per malattia, siamo andate noi tre a sentire un po dalle ragazze che collaboravano con la suora, come continuare a gestire il programma.

 

Il posto era affascinante e la gente anche. Mucche, maiali, palme palme e qualche rete da volley ball. Abbiamo fatto km e km di terra rossa senza mai arrivare nel villaggio giusto! Devo dire che anche il miglior gps si sarebbe perso senza nomi di villaggi ne strade ne molta differenza tra le diverse palafitte!

 

 

Al ritorno abbiamo comprato calamari e gamberi per 4 dollari al kg!!!mhhhhhhh buonissimi!!!

Ora vado a nanna. Domani pomeriggio si torna a Phnom Penh. Bello.

 

30 Marzo “credenze divertenti”
Dopo un paio di settimane di visite nei villaggi sperduti di tloq (intorno a Takeo) e di lunghe conversazioni con le suore pettegole…sono venuta a conoscenza di un po di usi e credenze dei cambogiani…alcuni sono molto divertenti!
 
È molto difficile far capire ai cambogiani che le strade vanno tenute pulite…perche buttare le carte per terra porta fortuna. Le mucche invece sono gli animali con piu considerazione di tutti…alle volte anche dei bambini, e quindi hanno il posto privilegiato per dormire, hanno il cibo assicurato, e il papa nei villaggio passa piu tempo con loro che con i propri figli. È anche vero che le mucche sono spesso la cosa piu di valore che alcune famiglie possiedono. Una mucca vale circa 800$ in un villaggio, quando il guadagno di un infermiera è di circa 20$ al mese (sempre nell’area rurale), e di un medico statale di un health centre è di 50$. Quindi i capo famiglia dormono spsso accanto alle mucche per assicurarsi che queste siano al sicuro!
 
Un’altra scena rurale molto divertente è il riempimento delle galline prima di venderle nel mercato. Che significa? Allora i contadini portano le loro galline e anatre a vendere nel villaggio, legandole a testa in giu su un paletto nel dietro del motorino:20 galline tutte appiccicate, ancora vive fanno il loro ultimo viaggio verso il mercato. Siccome vengono vendute a peso, al fine di guadagnare di piu, le galline lungo il viaggio verso il mercato, vengono riempite di acqua con un tubo infilato nel loro becco. Quindi ogni tanto lungo la strada si vede questa scena raccapricciante…povere galline!
 
I cambogiani credono che mettendo un coltello alla testa del letto del bebè, il diavolo venga scacciato, ma non pensano alle possibili disavventure. In ospedale tutti i bebè hanno un coltello disteso accanto alla loro testa…io pensavo fosse per sbucciare la loro frutta!!! Ma ce n’era uno che non aveva un coltello sopra la testa, ma aveva in compenso tutta la faccia graffiata. Ho chiesto allora cosa fosse successo all’infermiera e lei mi ha spiegato che il bebè era stato graffiato completamente dal suo fratellino di 2 anni che aveva preso il coltello in mano mentre la mamma era distratta.
 
Le vecchiette possono diventare monaci, si rasano la testa e vanno a passare giornate intere nei templi. Ma quando sono giovani invece non esiste un corrispettivo di monaci donne (tipo le
nostre suore).

Vecchietta del villaggio di Baray, rasata come un monaco



Tags:

Hits: 590 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
l'arrivo a phnom penh (20 Marzo 2009)
2009.04.13 09:35:37

 

arrivo in cambogia

 

i monaci lungo il palazzo reale

 

 

 

 



Tags:

Hits: 302 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
Mi presento e vi confesso un segreto 09 Aprile 2009
2009.04.09 08:24:50
Una breve introduzione da Phnom Penh. 

Mi presento:

 

Sono Flaminia Forneris, una giovine multi-nazionale e pure un po’ diabetica. Multinazionale non come la Cocacola, ma perché vengo da una famiglia quasi del tutto Europea (se non fosse per quegli inglesi che non si riescono ancora a decidere se fanno parte dell’Europa o no…): mia mamma è per metà Belga e per l’altra metà Tedesca, mentre il babbo è Anglo-Italiano. Forse è proprio questo cocktail di nazionalità che mi scorre nel sangue, che mi ha sempre spinto a voler viaggiare, conoscere ed esplorare e che oggi mi fa ritrovare nel bel mezzo di un giro del mondo!

 

Diabetica lo sono dall’età di 14 anni. Infatti circa un paio di anni dopo che la mia mamma lavorava in un centro diabetologico è uscito fuori il mio diabete tipo 1 (o giovanile): una fortuna nella sfortuna!

“Sfortunata” perché è sempre meglio essere sani e non diabetici, ma “fortunata” perché é successo proprio a me che avevo la mia mamma molto coraggiosa e serrata sull’argomento. Grazie a lei infatti la mia vita non ha mai subito nessuno shock dovuto al diabete, solo qualche piccolo cambiamento e adattamento ad uno stile di vita più sano, che farebbe del bene un po’ a tutti quanti! Specialmente a quegli italiani divenuti un po’ mangioni e molo sedentari. Sono ad oggi molto sportiva e cerco di seguire una dieta equilibrata, evitando zuccheri, ma mangiando ogni tanto qualche dolce con fruttosio o dolcificante (sostitutivo allo zucchero). E chiaramente mi faccio di insulina (4 volte al di’)!

 

Ho digerito molto presto questa condizione di Diabetica, dopo una breve iniziale paura, superata grazie alle mie insostituibili amiche/infermierine ed i miei dolcissimi familiari… sono riuscita a vedere quasi più i pregi che difetti in questa condizione di vita. Per esempio qualche volta a scuola mi sono inventata un bel “calo di zuccheri” che mi ha salvato dal fare un difficilissimo compito in classe…oppure nelle interminabili file per entrare in musei ho spesso tirato fuori la mia carta di invalidità (minima invalidità) per far saltare la fila sia ai miei accompagnatori che a me! A tutte el feste ho sempre il mio dessert speciale…e spesso e volentieri questo mi trasforma nella persona “speciale!”…

 

Purtroppo non tutti i diabetici la pensano come me, alcuno perché non ne sanno un gran che, altri perché hanno coniato il diabete come una malattia gravissima e limitante e dunw\que di fatto “SI SENTONO MALATI” altri ancora perché poverini non possono curarsi non avendo le medicine o avendo gia’sviluppato delle complicanze.

 

Comunque non vi annoio ora con queste piccole avventure da adolescente diabetica, ma piuttosto mi finisco di presentare e vi racconto la creazione del progetto DiàBello. Se volete saperne di piu su cosa é il diabete e quali tipi di diabete esistono seguite questo link: http://www.diabeteitalia.it/descrizione_diabete.php

 

Tornando a me invece...finita la mia carriera Universitaria tra Milano e Londra, ho deciso che avrei voluto fare un giro del mondo, e per poter vivere e dare un senso a quest’ avventura che vada al di lá dell’esplorazione e divertimento ho pensato di legarla ad un qualcosa che mi caratterizza.

 

Non ci è voluto molto a pensare quale fosse la mia caratteristica “speciale”: sono DIABETICA, e sono una DIABETICA che vive il diabete come DiàBello (=Diabete Bello!). Questo messaggio è quello che condurrà il mio viaggio…come allo stesso modo il diabete segue e guida la mia vita.

 

Vi racconterò allora il mio viaggio da un punto di vista non solo paesaggistico e culturale, ma anche dal punto di vista del diabete, grazie ad incontri con tanti giovani diabetici nel mio giro del mondo!

 Se intanto volete sapere qualche dato piú dettagliato riguardo al Diabete nel mondo (numeri, spese...) seguite questo link della International Diabetes Federation: http://www.idf.org/home/index.cfm?unode=3B96906B-C026-2FD3-87B73F80BC22682A     vi devo dire la veritá... 

Il segreto:

Sono giá partita da 3 settimane...esattamente il 19 Marzo, ma per problemi tecnici non sono riuscita ad cominciare il blog.

 

Sono ora in Cambogia giá da tre settimane...qui la connessione non é ottimale, ma riesco almeno nel weekend a collegarmi per raccontarvi!

Ho provato a caricare qualche foto che racconteno da se’, ma non ci si fa perché é troppo lenta la connessione...

Spero di trovare una connessione piu veloce.

A prestissimo

F.F.



Tags:

Hits: 330 | Leggi tutto...


 
FLAMINIA FORNERIS
PROGETTO DIáBELLO BENVENUTO!
2009.04.06 10:58:05

Il progetto Diàbello è un progetto sul Diabete ideato da Flaminia Forneris (F.F.) con il supporto della Fondazione Monnalisa con gli obbiettivi di evidenziare alcuni aspetti positivi di questa malattia cronica (da qui Diá-Bello) e migliorare la qualità di vita dei diabetici nel mondo. Il progetto prevede 2 fasi: la prima di sensibilizzazione e conoscienzae la seconda di azione e realizzazione di un progetto ad hoc sul diabete giovanile in un paese in via di sviluppo.

La prima (ed attuale) fase consiste nella creazione di un diario di viaggio multimediale sul blog della Fondazione Monnalisa che descriverá la "realtà diabete" in alcuni paesi del mondo. Il racconto avviene attraverso gli occhi di una giovane diabetica F.F., durante il suo giro del mondo di 4 mesi. L’obbiettivo principale è quello di sensibilizzare il pubblico italiano su un tematica oggi poco trattata (nonostante l’epidemico aumento di diabete nel mondo), ma soprattutto poco conosciuta e mal interpretata come una malattia debilitante, che di fatto non è. Un giovane diabetico, se responsabile, ha le stesse possibilità di un ragazzo senza diabete, con alcuni accorgimenti in più le dovute cure a disposizione. F.F. ha voluto fare del diabete una forza ed il messaggio del progetto Diàbello (che fa pensare a "diabete bello") è di sfatare miti su una malattia che malattia non è.

Il periodo di esplorazione servirà a sensibilizzare il pubblico italiano (di diabetici e non) sul tema Diabete, spiegando cosa significhi essere Diabetici da un punto di vista pratico e psicologico. Da un lato F.F. trasmetterá il suo messaggio che di una "malattia se ne può fare una forza!" e riporterá le sua testimonianza a tanti Diabetici nel mondo. Il doabete non l'ha fermata nel suo giro del mondo, anzi è partita per un’avventura ed il tema conduttore di questa sua avventura è proprio il suo diabete, una sua forza.

Dall'altro lato, F.F. esplorerá come questa condizione é vissuta nel resto del mondo, soprattutto in paesi in via di sviluppo. Durante il periodo di esplorazione F.F. descriverá queste diverse realtá nel diario multimediale aggiornato in tempo reale sul blog durante il suo viaggio  tra Aprile e Luglio. F.F. andrà a visitare diversi centri diabetologici raccogliendo testimonianze dirette da medici e giovani diabetici nel Sud-Est Asiatico e in Sud America per capire le maggiori limitazioni, problematiche ed esigenze sul capitolo diabete in questi posti. (i.e. assenza di medicinali, attrezzature, mancanza di trattamento dell’aspetto psicologico, discriminazione, mancanza di partecipazione dello stato nella prevenzione e cura del diabete…).

Durante questo periodo la fondazione Monnalisa attiverà l’attività di fundraising per la realizzazione, in un secondo momento, di un progetto sul diabete, specificatamente ideato per migliorare la realtà di giovani diabetici in uno dei paesi visitati.

L’itinerario prevede le seguenti tappe:

Cambogia: Phom Penh, Takeo Tailandia: Bangkok Singapore Giappone: Tokyo Hawaii: Honolulu USA: Los Angeles Panama: Panama city, Isole Colombia: Bogotà, Cartagena Argentina: Buenos Aires Cile: San Pedro de Atacama Bolivia: La Paz, Uyuni Peru: Cuzco, Machu Pichu, Lares, Otombo, Lima, Brasile: Sao Paolo.

F.F. (cioé io) é in partenza......................................................................a prestissimo!

Flaminia



Tags:

Hits: 310 | Leggi tutto...